fbpx

Cosa ho imparato nei miei tre anni di presenza online

21/11/2018, by LORENZA, in Stile di Vita, 0 comments

Dopo quasi tre anni di presenza online mi sembra il momento giusto per fare qualche riflessione su cosa sta funzionando per il mio biz e anche cosa vorrei che migliorasse, oltre a prendere posizione su un tema che mi tocca molto: gli haters ←

 

La prima persona che mi ha parlato di Social Media è stata Enrica Crivello. Sono stata fortunata perché Enrica è una grande comunicatrice ed è stata la persona che mi ha “sbloccata”. Ero vittima di “paure indotte” da altri. Boom, colpita e affondata. Aveva ragione, non che avessi dei dubbi, ma sentirselo dire per la prima volta in maniera così diretta mi aveva lasciata tramortita.

 

Correva l’anno 2015 e non ero mai stata iscritta ad alcun Social Media. Spaventata dalle mie convinzioni errate (ora lo posso dire) ero arrivata al punto in cui o cambiavo o era inutile lavorare nel mondo dell’Organizing. Se volevo farlo dovevo per forza essere sul web.

 

Nel giro di qualche mese ho messo online il mio sito, creato una pagina professionale su Facebook e creato il mio profilo personale su LinkedIn. Ho sfondato come un caterpillar tutte le mie paure e oggi, dopo tre anni di presenza online, posso tirare qualche somma e dirti che uscire dalla propria comfort-zone è importante per avere dei risultati nella lavoro e nella vita.

 

→Cosa ha funzionato:

  • la mia curiosità è stata stimolata da una montagna di nuove informazioni

 

  • ho imparato tante cose, ma tante, e non si finisce mai

 

  • ho conosciuto persone molto interessanti che seguo fedelmente e dalle quali imparo

 

  • mi ha permesso di raggiungere il mio target di cliente

 

  • faccio parte di diverse reti e gruppi di networking di donne freelance con le quali mi confronto

 

→Cosa, dopo tre anni, ancora non funziona o non mi soddisfa:

  • la mia pagina professionale su FB aumenta molto lentamente. Ho letto tanto su questo argomento, i guru del web dicono che sia una cosa positiva, altri no. Sono giunta alla conclusione che non mi interessano i “mi piace” dati a caso bensì uno ogni tanto ma convinto e duraturo

 

  • é necessario creare continuamente contenuti di qualità e nuovi, e non è facile. Non sono creativa, fatico a trovare argomenti di interesse e utili per chi mi segue e spesso vado in down. Risolvo, di solito, prendendo spunto dalla mia vita quotidiana e da ciò che mi succede. Anche questo articolo è nato dopo un fatto che mi è accaduto

 

  • ho centrato il mio target ma fatico a individuarlo sul web. Sto ancora seminando e ci vuole molta pazienza

 

C’è una cosa, però, che mi affatica e che suscita in me livore nei confronti di Facebook, il mio social media per eccellenza e dove pubblico abitualmente contenuti: ⇒ gli haters 

 

Wikipedia dice: Hater è un sostantivo che deriva dall’inglese to hate, odiare. È spesso utilizzato per indicare coloro che “odiano” elementi o persone particolari, coloro che generalmente diffamano e disprezzano in maniera esagerata qualsiasi cosa su cui non sono d’accordo.

 

Chi non ha a che fare quotidianamente con gli haters? Nessuno di noi ne è immune. Se penso alla mia pagina professionale, posso ritenermi soddisfatta. Difficilmente ricevo critiche non costruttive né tanto meno diffamazioni o disprezzo. Sul profilo privato, invece, sono più vulnerabile e mi capita di ricevere commenti a post pubblicati che davvero mi lasciano senza parole. Questo accanimento e disprezzo mi portano spesso al “dunque, che ci faccio qui?”

 

Al Play Copy 2018 ho ascoltato uno degli interventi più belli degli ultimi anni su “Come diventare disputatori felici linguisticamente ineccepibili” di Vera Gheno e Bruno Mastroianni. Seguirli e leggerli mi ha resa più consapevole degli strumenti che posso usare quando mi trovo di fronte un hater.

 

Vera Gheno dice che la ricetta di #tieniloacceso (il loro ultimo libro) è composta da tre parole chiave:

DUBBIO (rispetto alle proprie competenze)

RIFLESSIONE (prima di gettarsi a comunicare con troppa leggerezza)

SILENZIO (ogni volta che non si è sufficientemente competenti)

Facile, no? No. Però vale la pena di provarci, dice Vera.

 

 

Non posso che dire di essere felice della mia presenza online. Non serve a nulla scappare ma ben più importante saperla gestire in modo consapevole utilizzando un linguaggio comunicativo che trasmetta la mia vera essenza, i miei valori, la mia professionalità. 

 

Ti è mai capitato di avere a che fare con un hater che ti ha portato a dubitare se rimanere o no sul web, compromettendo il tuo lavoro? Raccontamelo, per favore, nei commenti.

Lorenza