fbpx

Disturbo Cognitivo e disorganizzazione

04/02/2020, by LORENZA, in Blog, 0 comments

In famiglia abbiamo avuto una diagnosi di MCI-DA Mild Cognitive Impairment cioè Disturbo Cognitivo Lieve a fine 2016

 

Ancora oggi lottiamo con tutti quelli che sono i problemi correlati a questa condizione clinica, come per esempio la disorganizzazione

 

Ho iniziato a interessarmi all’argomento nel momento in cui ho deciso di lavorare con persone disorganizzate, anche cronicamente, e prima di sapere che in famiglia avremmo avuto un problema di MCI.

 

Durante la mia formazione tra il 2015 e il 2016 riguardo la Disorganizzazione Cronica e il Disturbo da Accumulo, ho imparato che quest’ultima patologia psichiatrica descritta nel DSM-V (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali) ha comorbilità con altre malattie legate sempre alla sfera neurologica.

 

Può essere frequente che una persona con Morbo di Alzheimer o con un Disturbo Cognitivo abbia comportamenti di accumulo, in particolare associati con il rovistare nella spazzatura, il rubare o nascondere piccole cose.

L’accumulo rispetto a quello di matrice HD è più disorganizzato e opportunistico, focalizzato sul cibo e legato al temi di paura connessi all’idea di perdere o essere deprivati delle proprie cose.

(cit. Dott. Alessandro Marcengo, Centro Clinico Crocetta di Torino).

 

Avere un Disturbo Cognitivo non significa avere il Morbo di Alzheimer, e questa è una cosa che ho imparato dopo aver iniziato questo lungo percorso in famiglia. Non è detto che una persona con MCI sviluppi Alzheimer. Tutti abbiamo destini diversi e a volte i sintomi rimangono stabili nel tempo senza degenerare.

 

La diagnosi familiare mi ha permesso, e lo fa tuttora, di studiare e osservare i comportamenti che possono essere di interesse alla mia professione di Professional Organizer, e mi permette di utilizzare strumenti di organizzazione personale per migliorare la quotidianità di una persona con MCI.

 

Ho notato che avere un disturbo cognitivo disorienta nel tempo e nello spazio e ciò può essere dovuto alla perdita di memoria o alla difficoltà a riconoscere cose e persone. L’essere disorientati porta ansia, e l’ansia peggiora il disturbo.

 

Una delle prime cose che viene gestita in questi pazienti, oltre all’ansia, è quello che i medici chiamano Disturbo dell’Umore. Più il paziente è triste, depresso, ansioso, più il disturbo è percepito.

 

Noi familiari possiamo solo intervenire dando sicurezza e aiutando la persona che si trova in questa condizione a capire il tempo, adattando gli spazi e l’ambiente ai bisogni della persona, senza rivoluzionarli bensì lasciandoli immutati a lungo.

 

Adattare gli spazi e l’ambiente mi ha stimolata, ma ho fatto un errore. Nella convinzione di riorganizzarli in modo più funzionale non ho tenuto conto delle abitudini e routine di cui parlo dopo. Ho spostato per esempio delle cose dalla dispensa della cucina ma così facendo il mio familiare non le trovava più perché non erano nello stesso posto in cui stavano da anni.

 

Ho capito dai mie errori che fare drastici cambiamenti è inopportuno. Utile invece apporre cartelli, ne hanno uno in cucina che gli ricorda, mentre bevono il caffè ogni mattina (routine) di guardare il calendario per vedere in che giorno e mese ci troviamo e per ricordare gli appuntamenti della giornata. Etichettare dispense, scatole, contenitori non gli farà venire l’ansia di non trovare le cose.

 

Le routine sono un aiuto formidabile

 

Se per anni si è sempre fatto in quel modo, se la giornata è scandita con regolari compiti, come alzarsi quasi sempre allo stesso orario, fare le prime azioni quotidiane come lavarsi, fare colazione, sistemare la cucina, questo verrà fatto sempre e comunque, anche se la memoria è leggermente compromessa.

 

Sono azioni che vengono fatte in maniera automatica, come fare la stessa strada per andare a prendere il pane e il latte o per andare a trovare parenti che vivono nello stesso luogo da anni. Cucinare è uno degli esempi più calzanti. Non si ricordano le ricette a memoria ma l’abitudine di averle fatte per anni fa si che si riesca ugualmente a portare a termine il lavoro. Non è fantastico?

 

Parlo spesso di abitudini e routine e ricordo che sono importantissime sia per “tamponare” la disorganizzazione, sia per riuscire a gestire meglio il tempo, sia per ridurre ansie da imprevisti.

Programmare la giornata può essere davvero di grande aiuto, se poi lo si è sempre fatto, oggi verrà in automatico.

 

Seppur nella difficoltà, questo problema familiare è stato una conferma di quanto l’essere organizzati aiuti nella vita, ed è tuttora una opportunità per studiare argomenti sconosciuti e trovare soluzioni organizzative nuove e mirate al miglioramento del benessere abitativo e della persona.

 

Lorenza

 

Se vuoi approfondire l’argomento puoi leggere qui

Photo by Yash Dengre from Pexels