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L’impatto sociale della disorganizzazione

25/05/2020, by LORENZA, in Blog, 0 comments

Più lavoro a braccetto con la disorganizzazione, più mi convinco che è davvero impattante a livello personale e sociale

 

In questi due mesi di lockdown ho sentito spesso usare la parola disorganizzazione per definire situazioni in cui non tutto “fila liscio” nella sanità, nella politica, in famiglia, nel mondo del lavoro.

 

La forzata reclusione, che in realtà io non ho percepito come forzata ma come un atto d’amore verso me stessa e verso gli altri, ha causato una serie di “cattive gestioni” che hanno portato frustrazione e sofferenza.

 

Anche il Presidente Conte, in un suo discorso ripreso da tutte le agenzie di stampa italiane, ha ammesso che “Non dobbiamo procedere a tentoni ma con la task force di esperti istituita oggi, studiare “processi razionali” per “ripensare l’organizzazione della nostra vita”. Dobbiamo inventarci nuovi modelli organizzativi nel lavoro, modelli più innovativi che tengano conto della qualità della vita”.

 

⇒Sbaaam⇐  Qualità della vita. Qua parliamo di vero e proprio benessere lavorativo, nello stile di vita, abitativo e familiare! In pratica tutti ambiti in cui il professional organizer lavora, e come lavora!

 

Sono anni che, come categoria professionale, studiamo e lavoriamo per migliorare situazioni di disorganizzazione impattanti per la vita delle persone. Io lavoro spesso con persone molto disorganizzate, causa quest’ultima di un peggioramento della vita in generale. E lo faccio, proprio come indica il Presidente Conte, attraverso nuovi modelli organizzativi elaborati e personalizzati per la persona.

 

La disorganizzazione è spesso la conseguenza di una lunga procrastinazione nelle scelte e nelle decisioni. Non si sceglie di migliorare la qualità della propria vita, non si riesce a decidere che è arrivato il momento di cambiare. E il tempo passa inesorabilmente causando sofferenza e una vita vissuta faticosamente e anche pericolosamente, se penso ai tanti accumulatori che non vivono in sicurezza nelle proprie case.

 

Il valore sociale del professional organizer è altissimo, tanto quanto l’impatto sociale della disorganizzazione personale

 

Al lavoro, se si è disorganizzati, significa essere a volte inconcludenti, non portare a termine i progetti, non saper gestire bene le energie quindi non essere in grado di dare priorità in modo tale da non esaurirle, arrivare in ritardo e essere in ritardo sulle consegne dei progetti. La disorganizzazione è ai primi posti tra le cause di licenziamento. 

 

L’impatto sociale della disorganizzazione cosa ha causato durante questa epidemia? Senza voler entrare nel particolare, direi caos totale nella sanità pubblica, forse molte morti evitabili, la corsa a fornirsi di strumenti per fare smart working ma con lavoratori non formati e non abituati a farlo quindi poco produttivi, in molti casi l’incapacità di conciliare lavoro da casa e famiglia con conseguenze pesanti sugli stati d’animo di adulti e bambini, la difficoltà di organizzare le video lezioni scolastiche e tanto altro ancora.

 

Tutto ciò è stato più evidente tra le mura domestiche e molti potranno testimoniarlo. Ho letto di persone che hanno fatto decluttering. Si, è vero, avevamo tutti più tempo, però sappiamo che la scusa del “non ho tempo” non regge. Come mai tutte queste persone hanno eliminato anni di accumulo di cose superflue?

 

Donata Bruzzi Psicologa Psicoterapeuta Coach spiega che il livello di consapevolezza sulle emozioni è molto diverso tra le persone. Non tutti sono consapevoli di ciò che provano, momento per momento. Inoltre, ci sono emozioni che si accettano e accolgono più facilmente – es. la rabbia verso una persona che ci ha fatto un torto – altre delle quali ci si vergogna o procurano tensioni come la paura, tanto che preferiamo chiamarla “ansia”. 

 

La situazione di emergenza Covid ha posto tutti noi a confronto con sensazioni di paura dovute a diversi motivi: paura di ammalarsi, paura per i propri cari, paura per le conseguenze economiche e lavorative di questa crisi mondiale, sanitaria ed economica. Per ciascuno di noi qualcosa è cambiato nell’assetto di vita e nell’equilibrio interno delle emozioni.

 

Di fronte alla paura una reazione spontanea è quella di passare all’azione: fare qualcosa, che sia per contrastare la fonte della paura oppure per sfogare lo stato di attivazione e tensione che sentiamo dentro di noi. Dedicarsi alla casa – uno spazio ritrovato – può essere stata una risposta al bisogno di agire, con il risvolto positivo di aver creato una condizione di miglior equilibrio fra spazi e oggetti, impegno e disimpegno”.

 

Tutte queste difficoltà si sarebbero forse potute evitare se fossimo stai in principio meglio organizzati in tutti gli ambiti in cui viviamo e, aggiungo, se mettessimo al primo posto la qualità della nostra vita e del nostro benessere. Ma veramente produrre e produrre, correre a destra e a sinistra, non avere tempo per se stessi e per gli affetti, è ciò che sappiamo fare meglio? 

 

Tantissime persone hanno dichiarato di aver riassaporato un andamento lento e appagante, orari flessibili, il silenzio, i profumi, la cucina quella vera, non i carboidrati surgelati, l’attività fisica, la famiglia e l’amore per essa. Questo è il benessere e la qualità di vita a cui tutti noi dovremmo aspirare.

 

Pensi che la disorganizzazione abbia influito nella tua vita e in quella degli altri durante il lockdown?

Lorenza

 

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Foto by ©Marco Pasini